La fenomenologia della rivelazione e l’ermeneutica della sua rilevanza
Come «ministero
dell’interno» essa svolge un ruolo riflessivo sui fondamenti della fede. Questo
momento si distingue per l’essere un momento storico-logico-ermeneutico con
l’obiettivo di individuare l’essenza della rivelazione. È il momento fondativo
dove il volto della Fondamentale si configura più come teologia dei fondamenti.
Nello scenario
attuale del nostro mondo la Teologia Fondamentale non si deve limitare a
ripetere la confutazione degli attacchi dei deisti e dell’illuminismo dei
secoli passati, ma deve confrontarsi con le sfide e i segni del nostro tempo. È
a questa sfida che si dedica Carlo Greco, S.I. nel volume: Rivelazione di
Dio e ragioni della fede. Un percorso di teologia fondamentale pubblicato
dalla San Paolo nella collana «L’Abside».
Le tre grandi
sfide della fede
Il libro di Carlo
Greco ha il pregio di sviluppare con erudizione friabile la prima parte del
compito teologico-fondamentale, ma probabilmente ciò che costituisce un grande
merito del volume è la sua capacità dialogica e il suo auditus alterius et
temporis. Secondo l’autore, la Teologia Fondamentale è chiamata a confrontarsi
principalmente con tre grandi sfide:
Sul piano
culturale, essa si confronta con la mentalità postmoderna segnata dalla tecnica
(o «tecnocrazia», come la denota e denuncia Umberto Galimberti), dal pensiero
debole (Gianni Vattimo), dalla crisi del pensiero metafisico (Martin Heidegger)
e da una «crisi noogena» – per usare la terminologia di Viktor Frankl – che
lancia impietosamente l’uomo nell’abisso della «frammentazione del senso».
Sul piano
religioso, essa si trova di fronte a un crescente fenomeno di secolarizzazione
(Charles Taylor), di secolarizzazione e di «apostasia silenziosa» (Giovanni
Paolo II, Ecclesia in Europa, 9). Questo fenomeno è paradossalmente
accompagnato da un fenomeno apparentemente contrastante: quello del ritorno al/del
sacro e di diffusione sociale del pluralismo religioso e stilistico di sincretismo
religioso. Il ritorno del sacro è quantitativo, anche se
qualitativamente è ben distinto dall’esperienza religiosa classica che ha
dominato in Europa per secoli: la religione, infatti, – pur continuando a
interessare molte persone – non determina più la gran parte delle scelte
culturali, politiche e sociali, e pertanto la secolarizzazione è un processo
ancora in auge.
Sul piano sociale
e pratico, lo scandalo mondiale della povertà di gran parte dell’umanità e la
possibilità di annunciare un Dio padre degli uomini (affamati e affamanti) in
un simile contesto culturale. Per dirla con Gustav Gutiérrez, come annunciare
infatti Dio come Padre in un mondo non umano, cioè al non-uomo che è figlio di
Dio?
Un dialogo
quadriforme
L’autore
confronta queste sfide con lucidità, andando oltre il modello obsoleto di una
ragione ridotta al «paper logic», come la dipingeva John Henry Newman.
Oltre al dialogo
con la ragione critica (metafisica, ontologica), infatti, Carlo Greco si
confronta la ragione storica che vaglia la fondatezza dell’evento
storico cristiano e la conseguente valenza universale esaminando il nesso tra
testimonianza storica e verità universale.
Il dialogo si
apre necessariamente alla ragione etico-pratica mettendo in risalto la
specificità salvifica del cristianesimo. Il confronto avviato dal teologo
gesuita giunge infine all’istanza del pluralismo religioso per coniugare
e giustificare la pretesa di universalità del cristianesimo dinanzi alle altre
istanze religiose.
Il confronto
avviato da Greco in questo manuale prezioso di Teologia Fondamentale - lungi
dall’essere una ripercussione di un triste stile polemico reo di «campanilismo»
e continue crociate (come denunciava René Latourelle la produzione di una certa
Apologetica) - è un confronto urbano che non manca di vigore intellettuale, di
modulazione esistenziale e di sensibilità sociale e interreligiosa. Un degno
rappresentante dello stile «cattolico» di rendere ragione della speranza
che è in noi (cf. 1 Pt 3,15).