Un’indagine sulla ragionevolezza
della fede cristiana
Robert Cheaib

In qualsiasi ambito del
sapere e delle scienze umane, sia esso alimentare, sia geografico, sia storico,
sia tecnologico, sia chimico, la quantità di dati presi e adottati senza
verifica (e, non di rado, senza la possibilità di verifica!) è enorme. Ciò che
conosciamo per verifica personale è la punta dell’iceberg di ciò che prendiamo
per vero senza la possibilità di verificare in prima persona. Si pensi, a mo’ d’esempio,
ai nostri saperi in materia di storia, specie quella riguardante l’antichità.
La fede della scienza
Dopo le smentite di teorie
scientifiche che sono state prese per assolute per secoli – si pensi, per dare
solo un esempio, al geocentrismo tolemaico screditato in epoca moderna
dall’eliocentrismo di Copernico – gli epistemologi delle scienze hanno iniziato
a considerare le varie conoscenze umane nei diversi ambiti come «credenze vere
giustificate» e non come verità scientifiche assolute. Gli epistemologi hanno
capito che l’atto di conoscere è inseparabile dall’atto di fede e che non si dà
conoscenza se non c’è anche credenza.
Paul Davies, autore di vari
best-seller di divulgazione scientifica, fa notare che «l’assunto base della scienza,
che vi sia nella natura un ordine intelligibile agli uomini, è un immenso atto
di fede». Che le leggi naturali o che la legge d’inerzia siano esattamente le
stesse in tutto l’universo non è un dato verificato, ma ciò nonostante
un’ipotesi imprescindibile per l’esserci della scienza. La scienza si basa
sulla «fede nella natura», sull’affidabilità delle leggi naturali – non
verificabili totalmente nella loro universalità – che rendono possibili le
conclusioni scientifiche.
La fede che cerca la
ragione e il senso
Sbaglia, pertanto, chi separa
nettamente il sapere dalla fede, come sbaglia anche chi sommerge acriticamente
la fede nelle sabbie del fideismo e del credo quia absurdum. Per questo
motivo, le parti successive del libro si dedicano a un dialogo serrato con le
scienze e con la ragione per mostrare la ragionevolezza della fede e la
fondatezza della sua pretesa.
Il libro non tratta la fede
da un punto di vista esclusivamente religioso e credente, ma – con uno stile
dialettico, dialogico e aggiornato teologicamente e culturalmente – guarda la
fede dal punto di vista della ragione che cerca di capire ciò che vive e di
fondare ciò che crede e motivarlo non accontentandosi di un acritico ed ereditario
fideismo. Il libro vede la fede nell’accezione di una fides quaerens
intellectum, una fede che cerca di comprendere e di comprendersi.
La natura religiosa dell’uomo
non si fonda soltanto sul sentimento di dipendenza e di incompiutezza (F.
Schleiermacher) ma anche e soprattutto nell’anelito a un magis che
inabita il cuore umano e lo spinge verso una prospettiva plenaria di senso.
L’apertura religiosa avviene nell’uomo che percepisce la grandezza del mistero
dell’esistere e ne rimane stravolto e coinvolto. Lo dice bene il rabbino
Abrahamo Joshua Heschel: «l’uomo e il mondo hanno in comune un mistero: quello
di dipendere da un significato che non è semplicemente dato dal mero esistere».
Questa prospettiva maggiore di senso è l’incipit del vivere religioso. È
quanto intuì anche il grande fisico Albert Einstein quando scrisse: «Qual è il
senso della nostra esistenza, qual è il significato dell’esistenza di tutti gli
esseri viventi in generale? Il saper rispondere a questa domanda significa
avere sentimenti religiosi».
La fede e la storia
La risposta di senso del
cristianesimo non si presenta come un senso metastorico che chiude gli occhi al
mondo presente per aprirsi a un aldilà mitico o intimistico. Il cristianesimo è
radicato nella storia, è fondato su un evento storico e prospetta il farsi
storia della fede. Riflettendo sull’intreccio tra fede e storia, Timossi
discute con abilità il famoso tema di Lessing che mette in discussione il
possibile nesso tra avvenimenti storiche e verità assoluta. L’intento della
considerazione lo porta all’analisi della fondatezza storica, logica e
razionale dell’evento centrale e dell’annuncio fondante del cristianesimo: il kerygma
pasquale che afferma che Cristo è morto fu sepolto ed è risorto il terzo giorno
secondo le Scritture (cf. 1 Cor 15,4).
L’annuncio pasquale costituisce
il cuore della fede cristiana – Sant’Agostino diceva: «fides christianorum
resurrectio Christi est» – ed è innanzitutto una professione di fede. Ma
tale fede ha un riscontro storico carico di ragionevolezza e il merito della
riflessione di Timossi è quello di mettere in risalto questi elementi di
plausibilità storica.
La riflessione successiva
sulla fondatezza storica del cristianesimo mette al vaglio anche i risultati
della ricerca sulla vita di Gesù – Leben Jesu Forschung – mostrando da
un lato il difetto «dell’ermeneutica del sospetto» che guarda alle fonti
neo-testamentarie con diffidenza, ed evidenziando dall’altro l’affidabilità dei
vangeli per accedere alla conoscenza del Gesù reale.
Una scommessa
L’ultimo capitolo del libro –
Una scommessa? – segna un leggero cambio di registro rispetto
all’approccio razionale delle parti precedenti aprendosi al necessario «salto
della fede», per dirla con le parole di Kierkegard, o al «pari», la
scommessa pascaliana.
L’atto di fede, infatti, per
quanto possa essere argomentato e apparire ragionevole – essendo un atto di
tutta la persona e non solo della testa – richiede un salto esistenziale, un
affidarsi che è il passo che l’uomo è richiamato ad avere il coraggio di fare.
La scommessa pascaliana non è una teorizzazione della debolezza del credere ma
un mettere in luce l’incidenza della decisione individuale nell’atto di
credere.
Credere, in ultima analisi, e
dopo tutti i necessari ragionamenti e accertamenti, è un atto di coraggio. Così
Carlo Maria Martini, infatti, rilegge la fede di Abramo: «Abramo era un uomo
coraggioso. Dio lo inviò nell’incertezza e Abramo partì. Ebbe il coraggio di
decidere. Così diventò la benedizione di molti».
Il libro di Timossi è rivolto
a una vasta gamma di destinatari che a conclusione di questa breve recensione è
bene segnalare con le parole stesse dell’autore: «Questa indagine sulla natura
della credenza religiosa e sulla validità razionale del credo cristiano è certamente
importante per i credenti, per far loro apprezzare pienamente il valore della
scelta religiosa e per rafforzarne le convinzioni di fede. Essa tuttavia è
pensata anche per i dubbiosi, per i non credenti e per gli indifferenti. Sia
gli atei sia i perplessi sono qui incalzati ad accettare il confronto critico
con la tesi della ragionevolezza della fede nel Dio cristiano, ad approfondirne
in contenuti, la validità razionale e l’attualità anche in un’epoca di
progresso scientifico e tecnologico».
Photo: Some rights reserved by Catholic Church (England and Wales)
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