La Bibbia, mi sta dicendo, senza una
buona dose di “addomesticamento”, senza la pazienza di “farla sciogliere” nel
cuore, non è immediatamente “edibile”,
ma allora mi viene spontanea una domanda: Perché quel testo, così fondamentale per ogni cristiano, non è stato concepito affinché possa essere subito recepito da tutti? Perché è così farcito di espressioni da interpretare (che spesso danno adito ad inutili fraintendimenti) e da metabolizzare? (Come le ho già detto, potrebbe sempre
riscriverla lei!). Con la barretta Kinder non mi ha convinto affatto.
M.
*
Cara M.,
rieccomi a riprendere i fili dell’argomento
che avevamo aperto con la precedente risposta al volo sulla tua constatazione
che “la Bibbia è un libro noioso”. La tua domanda allarga la questione e la
diversifica, ma non ci porta fuori tema. Anzi, ti ringrazio perché con le tue
obiezioni mi aiuti a sviluppare angolature della tematica che inevitabilmente
rimangono fuori nel margine di una breve esposizione.
«Difficile, ma bello»
Parto da un presupposto che spero
sia condivisibile da te: la vita umana in sé e per sé non è un fenomeno semplice.
Chi, trattando della vita umana, vuole semplificare, in qualche modo elude la
questione umana. È come la sensazione che abbiamo dopo aver vissuto il sogno di
una “americanata” televisiva di una novantina di minuti. Tutto sembra bello,
tutto sembra facile, ma tutto è surreale. Too good to be true! Se la
Bibbia fosse semplicistica, credo che dinanzi al suo testo – che risulterebbe
troppo utopico, troppo bello e semplicistico per essere vero e reale – ci
salirebbe nel cuore e sulle labbra l’esclamazione amareggiata e deluso di un
Kierkegaard che riporta a sua volta un adagio in voga alla sua epoca: «è
doloroso che nel mondo le cose non vadano come predica il pastore».
La vita non è facile, non è
semplice, perché noi non siamo semplici. Sarà la nostra generazione, o sarà che
l’essere umano è stato sempre così… non so e, forse, non mi interessa saperlo.
Ma una cosa la so: chi cerca le cose facili nella vita e chi identifica come
sinonimi giusto=vero=facile, raramente fa scelte giuste o vere nella propria
vita. L’amore tra uomo e donna, ad esempio, costa lavoro, costa impegno, costa
sacrificio. Non si può ricorrere al divorzio breve dopo ogni litigio o
incomprensione; finire un percorso di studi richiede fatica, impegno,
disciplina, ascesi. Non si può cambiare facoltà ad ogni pagina difficile di testo!
Un’amicizia che tocca le corde profonde del nostro essere e che non sia solo
una “distrazione” richiede impegno, addomesticamento…
Bref, le cose vere nella vita sono spesso le cose che ci costano, che
nascono dall’investimento della nostra vita, che s’intessono con il nostro
lavoro, il nostro impegno, il nostro tempo (che non torna mai), ecc. Non aveva tutti i torti Tommaso d'Aquino quando diceva: "Ciò che ottieni senza dolore, lo conservi senza amore".
Forse per chiarire questo primo
punto giova riportare un aneddoto vero che mi raccontò una mia amica del
periodo in cui lavorava in prigione. La ragazza, che ha incontrato Cristo in
una fase difficilissima della sua vita, era assistente esterna in una prigione.
Nei suoi incontri con i detenuti, parlava del cammino di fede, di Cristo. Uno
dei detenuti, uno scozzese, le diceva spesso: «è bello, ma è difficile». Con il
tempo, la mia amica ha ribaltato la frase: «è difficile, ma è bello». Queste
due frasi sono formulate con le stesse parole, ma l’effetto è diametralmente opposto.
Cos’è la Bibbia
Dove voglio andare a parare?
Vorrei innanzitutto affermare che la
difficoltà del contatto con la Bibbia non è e non un valido motivo per
scartarla. Due cose, però, si impongono qui.
1- Credo che
bisogna chiarire cosa si intende con la Bibbia, cos’è la sua essenza.
2- E che
bisogna domandarsi: come superare o addomesticare la Bibbia. O più semplicemente,
come leggere la Bibbia.
Al primo punto dico quanto segue: Fermo
restando che non possiamo addentrarci qui nella considerazione di ogni libro
della Bibbia (dove, per te che conosci il greco, τὰ βιβλία, tà biblía
significa “i libri” al plurale e ogni libro ha una sua storia e i suoi
genere letterari, ecc.), bisogna subito riconoscere che la Bibbia non è
un libro delle risposte. La Bibbia non ci è stata data per risparmiarci la
fatica di vivere la nostra vita e di discernere il nostro cammino, non è stata
data come oracolo cartaceo per rispondere a domande teoriche/pratiche che ci
poniamo. La Bibbia è un libro-in-cammino che ci testimonia il cammino di
persone singole e di un popolo con Dio e che viene posto nelle nostre mani per
dialogare con la nostra libertà. È un libro che parla di Dio e dell’uomo al
contempo.
Nel libro Un Dio umano che
ben conosci scrivo riguardo alla Bibbia così:
La Bibbia è un libro-in-cammino
dove Dio e l’uomo s’incontrano e si conoscono gradualmente. L’esperienza
biblica non rivela solo Dio, ma anche l’altro co-protagonista: l’uomo.
La riflessione
che promana spontaneamente da quelle narrazioni si configura come teologica e
antropologica nel contempo. Soltanto una lettura attenta a queste due
dimensioni coglie il cuore pulsante della Scrittura.
Vi è tra la
parola su Dio e la parola sull’uomo un circolo virtuoso: la domanda su Dio
sarebbe illusoria, alienante e mitologica se non ponesse la domanda sull’uomo;
la domanda sull’uomo rimarrebbe dolorosamente vacua, ambigua e disorientata
senza l’orizzonte di Dio. Solo un orizzonte infinito permette una lettura
sostenibile delle nostre realtà finite e frammentate.
La Bibbia, dunque, è un mondo, un
ambiente vitale dove entro non per incontrare degli sconosciuti, ma per
rispecchiarmi nella loro esperienza, per leggermi leggendoli. San Gregorio
Magno diceva: «Scriptura crescit cum legente» (La Scrittura cresce con
chi legge). Più cresco, più avanzo, la Scrittura mi diventa familiare, cresce
con me, mi rispecchia la mia complessità di gioie e dolori, speranze e
delusioni, e mi pone dinanzi a figure che ce l’hanno fatta e di un Dio che è
fedele, di un Dio che è amore… di un Dio che mi tende la mano e mi rivolge, non
un imperativo categorico, ma un appello d’amore: «Se vuoi».
La Parola dunque mi è posta dinanzi
per scrutarmi, per rivelarmi e per rivelare il volto amante del Signore…
Tutto ciò non nega la difficoltà di
lettura, la difficoltà di scrutatio della Scrittura. Questo secondo
punto – che ho anticipato sopra – lo svilupperò nella prossima parte di questa
riflessione. Intanto, grazie di nuovo per questo interessantissimo dialogo.