Non si tratta dell’ultima trovata
pubblicitaria di un villaggio vacanze o di un pacchetto viaggi regalo, ma di
una verità così semplice e quotidiana, tanto da non essere creduta: pregare in
due è il vero viaggio!
Ma se posso pregare da solo, perché
devo ricercare anche un momento di preghiera di coppia? Per quale motivo la
preghiera condivisa con il mio partner è una meta da raggiungere? Anche coloro
che sono più assidui nella preghiera si sono sicuramente posti silenziosamente
questo interrogativo per tanti motivi. Il primo, certamente di natura più
pratica, riguarda sempre e comunque il tempo: trovare un tempo comune. Non è
per niente semplice, perché se già la ricerca affannosa di tempo per sé è
complicata, figurarsi quella che deve sintonizzare due frequenze differenti. È la
stessa sensazione che si prova quando in auto, durante un viaggio, si cerca la
frequenza giusta per ascoltare chiaramente un brano musicale e quando
finalmente riusciamo nell’impresa proviamo una certa soddisfazione e di sicuro
apprezziamo quel pezzo musicale molto più che se ci trovassimo in un luogo dove
la musica è sempre chiara e ben decifrabile. Perché accade questo? Perché è
proprio dalla conquista di qualcosa che cominciamo a desiderare che nasce la
gioia, quella che non si traduce in qualcosa di materiale ma che rappresenta
molto di più: la condivisione di momenti, di sensazioni che vanno oltre quello
che si riesce a spiegare con le parole, come quando si assiste ad un evento
insieme e non lo si apprende soltanto dal racconto dell’altro. Ecco, la
preghiera insieme, non è narrazione ma azione, è simultaneità, è comunione dei
cuori.
Ma andiamo al passo successivo.
Pregare insieme è molto più intimo di quanto si possa immaginare, perché ci
mette a nudo, ci spoglia di tutti i paradigmi che ci siamo cuciti addosso, ci
riporta a quell’invidiabile semplicità del Paradiso terrestre, in quella terra
di grazia dove uomo e donna, insieme, pregavano il Padre. Non è facile mettere
a nudo il proprio cuore, è molto più semplice farlo con il proprio corpo. Da quel
momento in poi si gioca a carte scoperte nella coppia, non esistono più parti
del labirinto nel quale l’altro non può raggiungerci, si giunge insieme a
quella sintonia che crea un collante di una forza ineguagliabile.
“Dove
sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.” (Mt 18,20)
La fonte di quella forza è
proprio il Signore, proprio Lui che con il sacramento del Matrimonio ci ha
consacrati come coppia e non più solo come singoli, per collaborare insieme ad
edificare il regno di Dio. Con il matrimonio abbiamo deciso di seguire Gesù in
coppia, proprio come i due discepoli di Emmaus e di imparare a riconoscerlo
lungo la nostra strada. E di sicuro se lo chiamiamo insieme, riuscirà meglio ad
ascoltare la nostra voce, ci guarderà dritti negli occhi mentre siamo mano
nella mano.
Come pregare insieme? Veniamo
alla parte pratica, quella che a volte risulta più complicata, soprattutto se
uno dei due sposi deve farsi traino dell’altro, deve in qualche modo
convincerlo a compiere un’azione. Qui è il primo grande errore: io posso
coinvolgere o farmi coinvolgere, ma non posso convincere o essere convinto. La preghiera non è
prepotenza ma tenerezza, è un dialogo che ha alla base l’amore di un Padre per
i suoi figli e dei suoi figli per il Padre e pertanto non può essere imposto ma
solo e soltanto desiderato.
Ed allora, da dove iniziare? Come far nascere
questo desiderio? Tutto ha inizio dal nostro “per sempre”, un tempo che
razionalmente non è umano, un Padre che come dono di nozze ci ha donato l’eternità
della nostra unione: personalmente, quando io e mio marito ci prendiamo per
mano, nel silenzio prima della preghiera, in quel cerchio che si crea io
avverto tutto quel senso di eternità. La certezza che il Signore è lì con noi
non nasce dalla mente ma lo si avverte forte nel cuore.
Pregare insieme significa
innanzitutto imparare a dialogare, a non parlarsi sopra, a non urlarsi contro. Imparare
ad ascoltare in silenzio, a meditare una lettura, a rivelarsi all’altro. La preghiera
crea sintonia e complicità, ma è un percorso graduale, che può iniziare semplicemente
con la preghiera della sera prima di addormentarsi oppure appena svegli al mattino.
O, sembrerà strano, quando per caso ci si incontra a casa in un orario
inaspettato, e si è felici di quel momento, un abbraccio e un grazie sono la
preghiera più bella e spontanea. Sempre più frequentemente le coppie vanno
smarrendo la loro spontaneità e con essa la tenerezza, in favore di un’esasperazione
del rispetto dell’etichetta o di una
esagerata passione, più imitata che vissuta.
Andare a Messa insieme, fare una
gita fuori porta ed entrare in una chiesetta, una semplice preghiera insieme ma
con il cuore. Le vie e i modi sono tanti e alle volte impensabili, ma occorre
sempre avere molta fiducia in noi, nell’altro e soprattutto nel Signore,
affidarci insieme a Lui, senza riserve, senza vergogna, senza cose non dette, perché,
naturalmente Lui le sa già!
“La
preghiera non cambia Dio, ma cambia colui che prega” (Kierkegaard)
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